La popolazione totale indiana è di 1.400.000.000 di cui circa 900 milioni vive nelle aree rurali.
L’età media indiana è di 28 anni.
Il tasso di alfabetizzazione nel West Bengal è tra le donne del 59,6%.
Negli ultimi anni il numero di ragazze che hanno abbandonato la scuola prima dei sette anni di età è salito costantemente di circa due milioni ogni anno.

Nonostante l’enorme sviluppo economico attualmente in corso la povertà è ancora un problema cruciale in India: quasi il 22% della popolazione (che abita per il 72% nelle zone rurali) vive al di sotto della soglia di povertà, ciò significa che circa 284 milioni di indiani non riescono a procurarsi le 2.000 kcal al giorno necessarie per vivere. Un altro 40% vive in condizioni molto precarie. Oltre il 20% (più di 258 milioni di persone) è affetto da sottoalimentazione cronica.

Il traffico di minori è il terzo commercio illegale dopo la vendita di armi e di droga. In India ogni 8 minuti un bambino scompare. Secondo i dati National Crime Record Bureau, nel solo 2016 in West Bengal 16.881 bambini sono stati vittime dei trafficanti (44% del totale nazionale). Il 77% di loro sono bambine che attraversano illegalmente i confini tra Nepal e India per essere sfruttate nei bordelli indiani o vendute come schiave domestiche.
Le piantagioni di tè del Nord Bengala nascondono una grave violazione dei diritti dei bambini. La maggior parte dei giardini del tè lavorano parzialmente o hanno chiuso causando privazioni e povertà. L’impatto è grave e i più colpiti sono bambini e adolescenti: abbandono, abuso e sfruttamento diventano realtà nelle loro vite.
I bambini sono venduti o trafficati per lavoro, matrimonio precoce, prostituzione o aiuto domestico.



Bambini di strada

I bambini di strada sono una drammatica realtà in India. Siano essi orfani, abbandonati dai genitori per estrema povertà o perché nati fuori dal matrimonio o vittime di maltrattamenti, sono costretti a imparare fin dalla prima infanzia a vivere e crescere da soli e senza alcun riparo. Devono inventarsi quotidianamente metodi di sopravvivenza estremi quali la raccolta di rifiuti, mendicare, lavori umilianti e pericolosi, fino ad arrivare al furto e alla prostituzione. Tra loro le bambine senza protezione sono ancora più sfortunate e diventano spesso, fin da piccolissime, vittime di sfruttamento, maltrattamenti e abusi sessuali. Eventi come questo segnano per sempre le loro esistenze precludendo alle giovani ogni possibilità di vita normale e di inserimento nella società poiché nella cultura tradizionale indiana la realizzazione della donna avviene solo nella famiglia, quella d’origine prima, quella del marito poi. Ma la tradizione del matrimonio combinato implica che, mancando una famiglia d’origine, sarà per loro esclusa la possibilità di unirsi in matrimonio. Il risultato è drammatico: le giovani donne vivono in condizioni miserevoli lungo le strade vittime di gravi traumi psicologici e affette da malattie e infezioni mortali come HIV e tubercolosi. Disperazione e degrado impediscono loro di condurre una vita dignitosa.